Se l’Italia vuole ricominciare ad avere un peso internazionale e magari restare in Europa, visto che ci tiene tanto, sfrutti la tristissima notizia della morte di Scott Walker per andare ad ascoltarselo, magari siamo ancora in tempo (parte 1)

Come si fa a non aver amato Scott Walker? Non è possibile, se lo si è conosciuto, intendo musicalmente, non personalmente. Chi lo conosceva personalmente dice che non fosse proprio la persona più affabile del mondo e che non fosse neanche un gran compagnone. Chissene. Anche di Bowie si dice peste e corna di quanto fosse dispotico. Chissene 2. Il punto è che di persone simpatiche e gioviali che amano fare rimpatriate in pizzeria sono piene, appunto, le pizzerie tutte le sere, tranne il giorno di chiusura. In quel caso basta cambiare pizzeria e li ritrovi tutti lì a scherzare e fare il conto alla romana.

 

Ma di esseri umani che hanno scritto le più interessanti pagine di rock-come-arte-letteratura-filosofia- cultura dei libri e della strada-rivoluzione e romanticismo- decadenza e melodia-accordi e rumore, ne trovi due in un secolo. E in quello appena passato si chiamavano David Bowie, inglese, e Scott. walker, americano. Il secondo è morto ieri ed era il maestro del primo, che è morto prima di lui anche se era più giovane, ma prima di farsi togliere la corrente del respiratore artificiale ha detto: 'aspettate un attimo, non ho salutato Scott Walker'. Così gli ha telefonato per dirgli ‘grazie di tutto ma non ce la faccio più’, solo che non era reperibile e quindi dalla bara gli ha lasciato un messaggio in segreteria.

Quando Bowie era all’apice del successo e i ragazzini di 15 anni si facevano il fulmine in faccia e si mettevano di nascosto dai genitori vestiti assurdi, i ragazzi da donna e le ragazze da maschio, e scappavano per andare a vedere i concerti di Bowie, noi avevamo ancora i recital di Gianni Morandi e a Londra Bowie cantava 'My Death' chitarra e voce, tra 'ziggy stardust' e 'rebel rebel', così se la stavano ad ascoltare volenti o nolenti e imparavano qualcosa. Io ero nato da qualche giorno, credo, perché siamo nel gennaio del 73 e My death è una canzone di Jaques Brel, che piaceva da morire anche a De Andrè, a Gaber e a Gino Paoli, ma Francia e Italia erano all’epoca più connesse (se non altro musicalmente), invece il fatto che Walker avesse portato in inglese il patrimonio di Brel era qualcosa di straordinario, non commerciale, ma importante. Necessario. Epocale. E a raccontarlo al pubblico erano le rockstar della trasgressione, ma che appunto tra una coreografia di Lindsey Kemp e una chanson di Brel tradotta da Scott Walker, se ci aggiungiamo anche una spruzzatina di Cut-up alla Burrougs, un’estetica da 'Freaks' di Tod Browning e un arrangiamento d’archi alla Philip Glass, quei ragazzini tornavano a casa e magari le buscavano dai genitori ma oggi insegnano letteratura o sono dirigenti alla Apple, perché quello che avevano avuto era un’iniezione di cultura.

Qui dall’Italia invece dal recital di Gianni Morandi cantavamo il nostro ridicolo complesso di inferiorità ("c’era un ragazzo che come me...") e come tutti gli sfigati appena vedevamo questi alieni sapevamo solo gridargli ‘froci’ o ‘drogati’. Eh vabbè abbiamo fatto di tutto per restare indietro, arretrati e provinciali, e ce l’abbiamo pure fatta, per la gioia non si sa di chi. Intanto Scott Walker nel '73 aveva già fatto quello che l’avrebbe reso immortale e cioè i 4 dischi più belli della storia dell’orchestrazione moderna. E in questo neanche gli inglesi riuscivano a stargli dietro. Se sentite un disco dei Beatles dopo aver sentito 'Scott1' sembra un demo. E i Beatles erano i più bravi. Ma non c’è gara. Scott Walker se li mangia tutti da Frank Sinatra a Elvis Presley, dai Beatles agli Stones, non ce n’è, gli mangia in testa a tutti, è superiore. Ecco che chi ha ambizioni impara la lezione: nascono Bowie, Brian Eno, Gabriel, Brian Ferry, Sylvian. il gota. Tutti figli di Scott Walker. Per non parlare dei figli dei figli da Beck ai Radiohead passando da Bjork. E noi? 'Maledetta primavera'. Menomale che c’era Battiato al mondo che qualcosa ci capiva, e chissà con quanta ironia s’aggirava per i playback televisivi tra un singolo dei Pooh e uno dei Ricchi e Poveri, lui che era uno dei pochi a sapere chi fosse Scott Walker e a cercare di fare arrangiamenti decenti che avessero un senso di musica e non solo di una stupida hit parade da terzo mondo, un senso di musica vero, globale.

Un senso anche per gli ho altri. Una volta un bassista inglese davanti a me scoppiò a ridere a crepapelle guardando un televisore alle mie spalle che dava il Festival di Sanremo ed era uscito l’attesissimo ospite Vasco Rossi, per noi italiani un guru, uno che qui per tutti è legge e riferimento incontestabile. Beh si spanciava e io gli dissi 'scusa guarda che lui è il numero uno'. Rideva ancora più forte.

 

scott walker

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