Morgan racconta David Bowie?

BLOCCO 1

Buonasera. Gentili telespettatori, siamo qui sul più alto grattacielo di Milano da dove trasmettiamo uno speciale dedicato a David Bowie vedremo un suo concerto parleremo un po' di lui. Ma Chi è David Bowie?

Secondo un sondaggio della BBC del 2019 -quindi recente- David Bowie risulta il più grande entertainer del 20º secolo cosa significa entertainer?  intrattenitore,  uomo di spettacolo,  uomo di palco, ma questa sembra una definizione un po' generica perché quello che si sa perché David Bowie È stato un musicista non è molto semplice mettere una parola dopo questo termine ’musicista’, come per esempio si potrebbe dire di John Lennon È stato un musicista rock, oppure the Prince: È stato un musicista Funky, O di George Michael: È stato un cantante soul, oppure di Frank Sinatra: È stato un attore cantante swing, O di Lucio battisti: È stato un musicista tra i più innovativi E inventivi italiani di tutti i tempi, E cosa dire di Luigi Tenco È stato un grande cantautore intimista È anche stato un grande cantautore di protesta E di Fabrizio de Andrè che cosa possiamo dire forse che stato il più grande poeta cantante moderno. E David Bowie perché allora è un intrattenitore? semplice, perché è stato tutte quelle cose insieme E siccome hanno fatto sempre spettacolo la definizione generica di un uomo di scena non è generica È totalizzante non si potrebbe in effetti definire Bowie  semplicemente un cantante anche se la voce è una delle  principali doti. E un intrattenitore di che cosa si occupa? Di concentrare l'attenzione della gente, essere guardato  ammirato ascoltato discusso . La manifestazione concreta il punto di più alto successo raggiunto da questo artista così poliedrico sta nella consapevolezza che  dimostrerà all'incirca a metà degli anni 90 quando farà qualcosa di stupefacente che che non era mai stato fatto fino ad allora, cioè il  quotare se stesso in borsa come persona fisica, azioni Bowie!  unico episodio nella storia dell'economia moderna . Egli ha saputo onorare le sue doti. Dunque di che doti si tratta? Come ci è arrivato? Partendo da questa considerazione. Ha detto: ” io sono fondamentalmente una faccia e una voce”.E ciò è molto lucido perché  è vero che se è uno degli uomini più famosi del mondo e anche più ricchi è uno passato alla storia come il più grande intrattenitore del 20º secolo  lo deve alla sua faccia e la sua voce., principalmente. E poi anche alla sua intelligenza.

 

Dove è quindi questa faccia? Evidentemente dove sarà pure la voce, non sono disgiunte, ed entrambe sono attaccate al corpo. Allora: la voce proviene dalla faccia, che è la facciata esterna della testa, la testa è attaccata a corpo, ed ovviamente tutto questo si trova esattamente dove c'è lui, David Bowie, la persona. Ma ciò vale per tutti, come può essere una cosa del genere intrattenimento? Beh, cominciamo a dire che la voce sta su un disco che si ascolta, che è contenuto in un involucro dove c'è raffigurata la faccia, e quello che si ascolta è il prodotto della testa (che sta dietro la faccia) cantato dalla voce che esce da quel corpo. Perciò sul disco si mette la voce, sulla  copertina si mette la faccia . infatti i dischi di Bowie sono dischi di faccia e voce

Ma sono fatto anche di pubblico, lo sono sempre stato. In questo senso, ripensandoci, la folgorazione del synth non è stata amore a prima vista, tecnicamente. È stata piú un riconoscermi. A nove anni avevo già molto chiaro che cosa mi piaceva fare. Nel modo infantile e istintivo e nudo di un bambino, sapevo che volevo intrattenere le persone. Perché quella era la cosa che mi riusciva meglio, e mi veniva naturale. Chiaramente non avevo ancora deciso che quello sarebbe stato il mio mestiere, ma ce l’ho avuto sempre dentro. Questa cosa dell’istrione, questa specie di germe che avrebbe condizionato nel bene e nel male tutta la mia vita.

Vediamo le copertine degli album David Bowie su tutti c’è la faccia  e se non c’è il primo piano c’è il corpo , ma sempre trasfigurato sublimato, negato o deformato, ma c’è il corpo,  solo in uno di 32 album non c’è la faccia ma un simbolo ed è l’ultimo, il disco della morte..

 Cosa fa uno che ha la faccia? E anche una voce? Può fare sia quello che si chiama il cantante che quello che si chiama l'attore E lui ha fatto tutte due le cose giustamente sfruttando  faccia voce corpo. Perciò non ha fatto altro che dominare la scena, il palcoscenico, che fosse di un concerto, che fosse di uno spettacolo televisivo, che fosse di teatro, che fosse di cinema. Palco tutta la vita . Ma per rappresentare la sua musica, che ricordiamo È ciò in cui è stato veramente straordinario ed è il centro della sua attività artistica, il focus, tutto il resto gira attorno ed è un satellite del suo fare musica

i suoi dischi vanno dal 1962 fino al 2015 perciò si tratta di una presenza artistica pienamente attiva e viva  durata più di mezzo secolo,, piena di cali commerciali, ma creativi no. Bowie ha sempre detto che a lui non interessava se un suo album non vendeva l’importante era che per lui avesse un senso e infatti  su un totale di 32 album originali da studio egli ricorda con ironia che i dischiche non vendettero granchè all’epoca in cui uscirono oggi sono considerati i suoi capolavori come ad esempio heroes e low e quelli che fecero grandi vendite e grandi airplay radiofonici oggi sono quasi dimenticati come tonight o never let me down. ma lasciamo stare il discorso commerciale che è il meno interessante.

Vi anticipo che la musica di David Bowie non sta facilmente dentro la definizione di un genere perché innanzitutto ha fatto veramente parecchi esperimenti di genere E anche quando ha fatto dei generi in modo rigoroso l'ha fatto comunque con un atteggiamento artistico ribelle anticonvenzionale rivoluzionario poco prevedibile E straniante ma per capirlo partiremo dal suo inizio non proprio quello assoluto, perché come tutti gli artisti che durano nel  tempo I suoi esordi sono stati non semplici Dove rintracciamo molte molte influenze idee non chiarissime molti tentativi non riusciti E non è’altro che quella che si chiama ’ gavetta’

In tutto quel periodo che praticamente è l'inizio degli anni 60 ha fatto tante cose musicali sia da solo che sotto il nome di band, ma noi partiamo a considerare la sua carriera dalla prima vera fase in cui ha capito esattamente quello che vuole da se stesso E non imita  più nessuno

prima fase cantautore, folk, psichedelia  la connoteremo col colore blu

questa è la prima canzone veramente importante di Bowie, la prima che ha  ’azzeccato’, siamo nel 1969 e lui ha 22 anni

e cavalca la scoperta dello spazio, questa è proprio la canzone dell’astronauta per eccellenza, è una storia vera e propria, una fiaba, si dovrebbe nel linguaggio della musica  considerare questa come una ’ballata’ che è quel componimento che narra le vicende la vita la fortuna  e le sciagure di personaggi, iinfatti il protagonista qui è un vero e proprio personaggio anche se non ancora così a fuoco da essere un vero e proprio alter-ego, per quello, che diventerà poi il marchio di fabbrica di Bowie dovremo aspettare ben cinque album, quando allora Bowie elaborerà l’idea del personaggio che conivolgerà tutte le canzoni del disco, che infatti sarà il cosiddetto ’concept album’ Ziggy Stardust, ma ne parleremo dopo, per ora ce un solo pezzo con il personaggio,Major Tom,  la canzone quindi come storia e vi dico anche che undici anni più tardi  Bowie farà il seguito di questa canzone dove ci racconterà come andarono le cose veramente per Major Tom, dove si trova adesso, chi  è  in realtà e in che condizioni è, Ma la storia di Major Tom si chiama Space Oddity, Stranezza Spaziale,  Astropazzia, Assurdo nello Spazio. E’ una canzone che tutti devono sapere, è la base del cantautorato inglese come è per noi la Donna Cannone o la canzone di Marinella o il pescatore di De andrè, tutti dovrebbero saperla, e inizia così

 

torre di controllo a Major tom, prendi le proteine in pilllola e mettiti il casco

torre di controllo a major tom, è iniziato il conto alla rovescia,

controlla laccensione e che Dio sia con te.

 

Torre di controllo a Major Tom, ben fatto, sei partito

e ora qui tutti vogliono sapere tutto di te anche che maglietta indossi,

ora è arrivato il momento di abbandonare la capsula, coraggio

 

Qui Major Tom a torre di controllo, sto uscendo dallo sportello,

spero che la mia astronave sappia dove andare

dite se potete a mia moglie che lamo tanto, anche se lei lo sa

 

qui torre di controllo a major Tom ,

non c’è più segnale, qualcosa non va       

 

 

 (Ruggero Orlando) bowie ventenne in realta era come tutti del resto spettatore di quelle avventure così travolgenti e affascinati di quegli anni in cui luomo andò sulla luna, era proprio il 69, qui in Italia anche noi eravamo incollati alla TV e i nostri  narratori e commentatori di queste imprese erano le star della TV, pensate che quando Neil Armsatrong mise il piede sulla luna Tito Stagno qui dalla Rai fece una telecronaca in diretta durata 30 ore! Oppure Ruggero Orlando, quando tenne tutti col fiato sospeso per lApollo 13, sentiamo:

 

ci sente  Major Tom? Riesce a sentirci Major Tom? Maggiore? Maggiore Tom….

Non ci see intanto fluttuo attorno ad una lattina spaziale, molto al di sopra della luna

da qui il pianeta terra è blu, e ormai non c’è più nulla che si possa fare per me quassù

 

(ah, una piccola curiosità: questo strumento assurdo che ha un suono a metà strada fra il saxofono e il citofono, da molti anni completamente fuori produzione è quello che bowie non solo ha usato nel pezzo, ma era anche testimonial ufficiale, in fondo non era ancora famoso e anche lui doveva in qualche modo sopravvivere, diceva: usate lo stylophone, anche io lo uso. Diciamo che  non credo sia riuscito a fare  arricchire i produttori di stylophone , però la buona volontà ce l’ha messa.) Space Oddity , ballata psichedelica del giovane cantautore Britannico David Robert Jones, più conosciuto com David Bowie:

Ground Control to Major Tom

Ground Control to Major Tom

Take your protein pills and put your helmet on

  10     Ground Control to Major Tom  8   7 

   6      Commencing countdown, engines on   3   2

          Check ignition and may God's love be with you    Left-half

This is Ground Control to Major Tom

You've really made the grade

And the papers want to know whose shirts you wear

Now it's time to leave the capsule if you dare

This is Major Tom to Ground Control

I'm stepping through the door

And I think my spaceship knows which way to go

Tell my wife I love her very much... she knows

Ground Control to Major Tom

Your circuit's dead, there's something wrong

Can you hear me, Major Tom?

Here am I floating round my tin can

Far above the Moon

Planet Earth is blue

And there's nothing I can do.

 

Ora facciamo un salto di dieci anni quando lui fa ritornare Major Tom dallo spazio sulla terra e dice: vi ricordate di quel tipo che stava in una vecchia canzone? io ho notizie su di lui direttamente dalla torre di controllo. Ma dai veramente? Si, ma prima guardatevi il fantastico concerto di Bowie che Rai due vi regala questa notte, noi ci rivediamo tra un pochino con il seguito della storia di Major tom, a dopo.

 


 

 

Secondo Blocco

 

Bentornati alla torre di controllo. Dove ci eravamo lasciati? Al major tom in orbita nello spazio senza più possibilità di comm unicare. Ora sono passati dieci anni siamo nel 1980 e David Bowie esce con un nuovo singolo in cui  l’attacco del testo si rivolge proprio al pubblico e ci chiede: vi ricordate per caso un tipo che stava in quanche canzone fa, una delle prime? Io ho delle novità dalla torre di controllo. E si risponde pure: ma veramente? Si loro hanno avuto una comunicazione da parte sua ed è :io ho sempre amato tutto e ho sempre avuto biaogno d’amore tutto il resto sono dettagli sordidi,

il grido del nulla mi uccide, solo foto di ragazze giapponesi, in sintesi, e non ho soldi e non ho capelli

 

Ashes to ashes      

 

do you remember a guy that's been

in such an early song

i heard a rumour from ground control

oh no, don't say it's true

they got a message from the action man

i'm happy hope you're happy too

i've loved all i've needed love

sordid details following

i've never done good things

i've never done bad things

i never did anything out of the blue

want an axe to break the ice

want to come down right now

ashes to ashes funk to funky

we know major tom's a junky

strung out on heaven's high

hitting an all time low

Ora qui scendiamo nel dettaglio di un meccanismo musicale di scrittura della canzone che è veramente qualcosa di notevole stravagante ma perfetto E da queste cose che si coglie anche l'originalità di David Bowie E il suo lavoro ricercato di composizione. È un incastro è un congegno fatto da quattro frasi che si ripetono sempre uguali E le frasi sono

    1        my mama said 

             2        to get things done

                     3           you better not mess

                              4             with major tom        

 

            Ovvero

1      Mia mamma   lo aveva detto

2      Se vuoi combinare qualcosa

3      Lascia perdere

4      Quel major Tom

Il fatto è che queste quattro frasi sono cantate ognuna su un accordo ma gli accordi sono tre E quindi per forza il giro di tre accordi si ripete ogni volta che si ripete il primo accordo ospiterà a turno una frase diversa dopo quattro giri ti saranno create tutte le combinazioni possibili. se ogni frase ha una melodia È ovvio che non potrà tenere la stessa melodia tutte le volte perché se sottom ha un accordo diverso sarà costretta ad adeguarsi anche come melodia, questo è iil risultato

E la cosa incredibile È che non ci si accorge di nulla

        my mama said to get things done

you better not mess with major tom

my mama said to get things done

you better not mess with major tom

 

quinto album, Ziggy, 1972, c'è il corpo ma c'è anche una città Londra, e questo farebbe pensare che si tratti di una persona qualunque, e di una storia universale, tuttaltro. Quello sulla copertina  è il primo vero e proprio personaggio alter ego, e l'album organico il cosiddetto 'concept album' . Siamo nel 1972 e in italia gia da qualche anno ed esattamente dal 68 c'è un cantautore che lavora nella forma del concept album e si chiama fabrizio de andre e anche lui con la poetica del personaggio, del 1971 infatti è spoon river dove i personaggi sopno ben nove e del 1973 sarà Storia d'un impiegato. dunque de andrè lavora costruendo personaggi universali in cui identificarsi e david bowie invece costruisce personaggi esagerati, non comuni, eccezionali e irregolari. Cosa hanno in comune? la solitudine, la disperazione, il fallimento dell'impresa di vivere. Qui bowie crea una sorta di clone di se stesso, perchè non si mette a costruire una figura lontana da cio che veramente è anche Bowie, in quanto questo alter ego non è altro una replica con vqariazioni di una rockstar alla moda e teen-icon che ha un gruppo e che è un provocatore assurdo vestito in modo assurdo ha un nome altro da david bowie (che gia è uno pseudonimo) e per giunta è un alieno che viene da marte, che suona la chitarra ed è mancino. Mi ricorda qualcuno.

il primo disco di successo vero, qui Bowie diventa famoso negli USA, al quinto album               canzoni proposte:   Five Years 

                                                                                                                                                                                       Rock'n'roll suicide

                                                                                                                                                                     accenno    Starman

 

1973, ecco che si comincia a fare sul serio, questo è il primo vero disco di Bowie musicista importante e decostruttivo, fin qua era stato solo rock and roll ma da qui in poi la faccenda si complica, la musica si deforma, arriva la dissonanza, arriva l'arte concettuale. L'aler ego Si chiama Aladdin Sane ed è un gioco di parole Aladino Sano, ma anche A lad insane, un ragazzo pazzo  e probabilmentee non è un altra persona , ma semplicemente un'altra personalità di Ziggy, ulteriore passo verso una specie di schizofrenia che culminerà nella rappresentazioned simbolica della fine di Ziggy, la dichiarazione di morte dallutimo concerto della tourne su cui Bowie giocò l'equivocazione. Il pianoforte della canzone aladdin sane è considerato il primo episodio di rock come avanguardia.

  quindi a mio avviso è sbagliato considerare a lad insane un nuovo alter-ego, è una faccia di Ziggy, perchè la vera morte di Ziggy andrà in scena all'Hammermith Odeon di Londra quando Bowie dirà: questa non è solo l'ultima canzone del concerto e questo concerto non è solo l'ultimo della turnee, questo è l'ultimo spettacolo che mai farò. Canta Rock and roll suicide e saluta. E vai con la notizia: Bowie si ritira.

e comunque in copertina: faccia.

Starman     

non ho idea di che ore fossero, le luci erano basse

io ho messo la radio di nuovo

e quello non era un Dj, quello era una specie di jazz spaziale

C’è uno starman che ci aspetta in cielo, lui   verrebbe anche a incontrarci ma teme che potremmo impazzire

c’è uno starman che ci aspetta e ci ha detto di non sclerare che tanto vale tutto

mi ha detto che i bambini possono farne a meno

e lo possono anche usare, insomma, lascia che ballino                                                                                                                 

Didn't know what time it was and the lights were low

I leaned back on my radio

That weren't no D.J. that was hazy cosmic jive

There's a starman waiting in the sky He'd like to come and meet us

But he thinks he'd blow our minds

There's a starman waiting in the sky He's told us not to blow it

Cause he knows it's all worthwhile

He told me:

Let the children lose it

Let the children use it

Let all the children boogie

1974 vai con la smentita:"non ero io come Bowie quello che si era ritirato ma era Ziggy, il mio personaggio". Anche se in realtà questa nuova immagine non è diversa, ma va anche detto che pinups è album di cover, in un certo senso ci sta anche che non ci sia nè personaggio ne paricolare rilevanza in questo album, a parte avere un livello qualitativo notevole. In copertina 2 facce: chi è l'uomo chi è la donna chi è l'alieno, chi è l'umano, chi è il personaggio, chi è la persona?

1974 secondo concept album, tre facce. Chi è l'uomo chi è la donna? chi è alieno? Chi è vero chi è finto?

Diamond dogs. Questo disco riassume un pò tutto quello che fino a qui ha fatto: Il rock, la canzone melodica, la sperimentazione, e introduce gli elementi della nuova direzione: il funk.

32 sono gli album e le copertine sono tutte o faccia o corpo

trasfigurato. nel retro della copertina, dove continua l'immagine si capisce che qui il discorso si complica non poco. Altro che essere diversi perchè l'uomo è donna e viceversa, qui c'è la bestia.

1975 siamo negli Stati Uniti, il disco è cucito per loro Young Americans si chiama, e ci sono interventi musicali di Lennon, c'è la presenza aleggiante di un giovane Springsteen. qui è il primo vero cambio radicale di rotta, cambia tutti i musicisti, cambia completamente il look , il suono, e il modo di cantare,  è nuova era è funk. E' faccia. E fuma.

1976 secondo capitolo funk, siamo ancora in America , Station to station, ma stavolta con aggiunta di esperimento, arriva l'acido, la dissonanza, è funk, si ma concettuale e sta succedendo una cosa che è nell'aria ma che tutti respirreeranno di li a due o tre anni, cioè la new wave,  ma lui è prematuro, mentre nel mondo sta imperversando la disco e il funky lui gia non ne può più, dà il contentino al pubblico col singolo golden years che sembra pubblicato da motown, ma lui con la testa è da un'altra parte, sogna l'Europa, sogna l'elettronica, sogna il decadentismo che prevede.  In copertina: faccia piccola e chissà dove, in uno strano contesto.è l'uomo che cadde sulla terra e il personaggio è 'the thin white duke', il duca bianco. Ora finalmente quando tornerà in Europa allora arriverà anche in Italia, perchè è da qui che anche gli italiani  hanno conosciuto Bowie, non prima.

1976/79 la famigerata 'trilogia berlinese'

low

sonorità di retaggio funky con innesti di elettronica organica

espressionista a tratti sinfosintetica,, è il preludio all'apoteosi

heroes

funky abbandonato tranne un pezzo (the secret life of arabia)

alto tasso di sperimentalità del suono e dell'approccio produttivo e strumentale che raggiunge picchi di impensabile innovazione fruibile ma anche picchi di dissonanza e aggressività cacofonica che fa di questo album la vetta di libertà creativa di Bowie  e uno dei momenti più alti e importanti della storia della musica in assoluto. Verrà definito 'la pietra miliare

lodger

forse il disco più strano di Bowie, forse il mio preferito, sicuramente il più enigmatico e indecifrabile, ma stranamente, per via del singolo fortunato e perfettamente in linea con la new wave in arrivo, DJ, giunge finalmente anche in Italia a pari merito con tutto quel che dall’inghilterra invade furiosamente tutto il resto del mondo  che per la seconda volta - la prima era stata con il fenomeno Beatles e Rolling Stones, viene usata l’espressione British invasion,

e da qui Bowie ha un senso per gli italiani e anche per me.

 Io a sette anni ascoltavo D.J. e Lodger –   mia mamma sul divano davanti alla tele, arrivava David Bowie .«Venite venite, bambini, Marco Roberta c’è David Bowie guardate quest’uomo. Vedete le labbra fini? Be’ quest’uomo è matto. Ha le labbra fini, quindi è matto. E infatti mi piace. poverino lui ha un fratello pazzo». . Io bambino, lei: «Guarda com’è matto, che bravo, che folle, che strano, mi piace proprio molto, è diverso da tutti». .

Nella infinita serie di abilità che deve possedere un entertainer è inclusa l’arte del DJ e secondo me, fare il 'disc-jockey' è un fatto di  essere votati all'intrattenimento degli altri, nell’interesse della loro partecipazione. Conosco alcuni artisti  che se ne fregano altamente di ciò che gli altri pensano di quello che fanno e ne vanno fieri, autodefinendosi 'puri', cioè incontaminati dalle leggi del pubblico, e del mercato, pur facendone misteriosamente parte.  Questa purezza per un D.J. non è possibile perché comprometterebbe la densità demografica della pista da ballo e lo costringerebbe a cambiare mestiere. Bowie nell’album ‘Lodger’ del ’79 cantava ‘‘I am a D.J. / I am what I play…’’ ( Io sono un D.J. / sono ciò che suono), la traduzione in italiano di questo ritornello mi ispirò vent’anni dopo le parole “Sono come sono, sono come suono”. Si nota che nella lingua di Dante non c’è sovrapposizione tra il verbo ‘suonare’ e ‘giocare’, cosa che invece vale nell’inglese – to play- e nel francese –jouer- (peccato). Perciò ho sempre trovato poco appropriato il modo in cui un D.J. descrive il suo compito come l’atto di ‘suonare dei dischi’.Capisco perfettamente che si dica così  per dare nobiltà a questa cosa e innalzare il  al di sopra di un riduttivo  ‘mettere i dischi’,  che non tiene conto dell’abilità nello scegliere, nel far coincidere  stile  e  velocità , nello scratch di cui un bravo D.J. è capace. Però dire ‘suonare i dischi’ da una parte sottovaluta l’essere umano che è non meccanico e non è lui che ’suona’ gli oggetti ma è il lettore che lo fa, e poi non considera che i dischi in questione contengono musica che è già stata ‘suonata’ dai musicisti che appunto li hanno incisi usando strumenti musicali o  Per risolvere la questione linguistica ispirandomi al mancato doppio significato italiano proporrei la locuzione ‘giocare i dischi’, ben sapendo che non sarà mai adottata da alcun D.J. che si rispetti (sarebbe interessante se ‘jockey’ stesse per ‘giocoliere’, ma invece vuol dir ‘manovratore’).

Quanto a me, che invece sono interessato all’opinione altrui –da qui la mia riluttanza ad auto-definirmi artista-, mi son trovato su wikipedia a un certo punto definito cantautore e dj. perfetto, allora adesso per raccontarvi Bowie  mi comporterò come quando a casa mia o in macchina con un amico faccio una selezione della musica che mi piace, e, con quel che ho a portata di mano, liberamente, cerco quella coerenza stilistica che si impara dai DJ perché è saper connettere trasversalmente i generi, divertendosi e divertendo, accostando l’inaccostabile, ecco perché per spiegare la musica di Bowie bisogna essere Dj, ecco perché lui è il maestro dei DJ, ma lui nella canzone DJ dice, Io sono un Dj e ho dei fedeli, c’è chi crede in me. E non statemi addosso.

Consigliato per gli amanti del secolo scorso.

Anni '80  l'apice del successo, la nuova svolta, la new wave e il rigetto che porterà ancora una volta Bowie ad essere punto di riferimento seminale per tutta la decade successiva cioè il ritorno del rock e l'avvento del grunge-crossover e farà nuovi proseliti. Tra le realtà che sorgono ispirate da lui troviamo  Nirvana, Faith no more, Pearl jam, red hot chilly peppers

 

Never let me down

 

probabilmente il disco meno apprezzato in assoluto nonostante ci siano  brani notevoli dal punto di vista musicale  e  testuale, come 'time will crawl' o 'zeroes' e anche la stessa titletrack. Ciò che svantaggia questo album è l'epoca in cui cade,1986  e di questo gli si dà colpa, ma la verità è che la sonorità risente di una moda che ha suscitato una violenta onda di opposizione  e ciò vale per tutti gli album capitati per caso nello strano vortice della fine degli anni ottanta, universo di suoni e colori che, con la stessa forza con cui aveva affascinato chiunque, ha dopo poco tempo disgustato. E la sensibilità di Bowie e la sua lungimiranza fanno sì che improvvisamente egli non si limiti a raccogliere in modo composto questo cambiamento che si può sintetizzare con una nausea verso l'abuso di sintetizzatore e apparati elettronici degenerati, ma senza la minima continuità e senza preavviso Bowie compone una band di cui è leader ma è una vera band, assurda ed estrema, che coinvolge due pilastri del punk come sezione ritmica (i fratelli Sales) e un chitarrista ignoto nerd e fuori di testa che  discende dalla scuola frippiana (Reeves Gabrels) con cui da quel momento stringe una collaborazione totale che durerà un ventennio, Reeves Gabrels di fatto ricoprirà quel ruolo di partner gutar-hero che gli mancava dai tempi di Mick Ronson

TIN MACHINE il vero bowie

siamo nel 1989

Mi ricordo un concerto di Bowie a Modena dove a lui non andava bene un tubo di quello che stava succedendo. Attaccava i pezzi e si fermava dopo dieci secondi insultando i suoi tecnici di palco perché evidentemente c’erano dei problemi con la tecnica. E quel concerto naturalmente fu giudicato un insuccesso, un flop. A me invece piacque moltissimo perché quella versione del beniamino Bowie era irripetibile. Umano, molto umano, troppo umane.

il ritorno del rock in piena epoca post elettronica, un rock , però intellettualizzato, molto più estremo di quanto consentito finora nel mainstream. infatti non è per niente mainstream, anzi è iper alternativo, nessuno può ormai più obiettare alcunché. Nel pieno del successo commerciale questo soggetto fa un'operazione radicale ed estremista, fallimentare a detta di tutti . che beffardamente appena esce è numero 1 negli stati uniti, a scatola chiusa però, perché appena inserito nel lettore cd la maggior parte del pubblico si spaventa, non capisce, si stranisce, è roba troppo acida, non gli sta dietro nessuno. io invece esulto, è Bowie all'ennesima potenza,  ci sono le sue canzoni c'è la sua voce, c'è la libertà e la stravaganza, ma soprattutto c'è un approccio crudo e vero, non filtrato: è Bowie a nudo come non è mai stato, infatti improvvisa, suona la chitarra ritmica, acustica, a tutto spiano e a tutto volume e finalmente capisci il bowie chitarrista, canta ma fa cantare anche gli altri e lui fa i cori,  così capisci il Bowie armonista, gioca con le filastrocche su deliranti e e interminabili code psichedeliche sconclusionate  e capisci il bowie talentuoso intrattenitore teatrale, fa concerti a  torso nudo in teatri da 800 posti dove lo vedi veramente a tre metri di distanza e lo guardi negli occhi e ti sorride pure, o ti fuma in faccia,  sparando gli impianti a volumi impossibili come fanno le band di adolescenti ai centri sociali, , e fuma come un turco e ogni tanto chiede pure da accendere al pubblico, fa stage diving dove si tuffa sul pubblico, il pubblico fa il pogo come nei concerti di power Metal, , incita i musicisti a fare noise, suona il sax in modo atonale, estremo,, recita sul palco imitando la voce di jim Morrison ma balla come Elvis, butta là delle cover dei suoi pezzi preferiti come se fosse in sala prove, suda, ride, fa le boccacce spara cazzate e chiede scusa fa delle smorfie , sfotte, ghigna, balla da scemo, grida come un cane sgozzato e soprattutto si diverte come un pazzo e lo da pure a vedere, è a palla. Ecco sono stati i Tin Machine: il vero Bowie, il rock in persona. E pensare che c'è ancora chi storce il naso!

da let's dance in poi ricordo perfettamente tutte le uscite dei dischi di Bowie, il clima di attesa, la reazione del pubblico, il significato nella realtà musicale, il peso e l'influenza che ebbero. E questi tre dischi furono molto importanti , rappresentano per gli anni 90 quello che la trilogia berlinese rappresenta per gli anni 70, e cioè il ritorno nell'avanguardia che dal funk conduce, estremizzandosi, ad un integralismo sperimentale, toccando l'apice di creatività e invenzione nel disco centrale Outside in cui non solo c'è il ritorno di Brian Eno ma  anche quello del concept album e dell'alter ego che si chiama Nathan Adler e fa l'investigatore

David Bowie ha fatto molti meno film di quanti dischi abbia fatto in effetti la sua dote di cantante era talmente straordinaria che indubbiamente prevale nella sua carriera ma tutti i film che ha fatto anche se pochi come protagonista sono degni di nota non solo per la sua partecipazione perché si tratta di film che sono stati diretti sia da grandi registi dei film evento dei film sperimentali non dei film ordinari dove sempre c’è qualcosa di innovativo o di eccezionale  o dove lui interpreta un ruolo particolarmente rilevante  ad esempio quando fa Andy Wharol in Basquiat usando la parrucca originale  dell’inventore della pop art.  lui che nella vita lo ha frequentato ma che in realtà ne aveva cantato ancora prima di conoscerlo in una canzone proprio chiamata Andy Wahrol, che sta nei primi album, quelli in cui era un cantautore di folk psichedelico, , e la canzone dice: non dei film commerciali ma si tratta di film con alto livello di artisticità od avanguardia poi ha fatto delle piccole partecipazioni chiamate cameo sempre molto pregiati ricordiamo d'esempio quello di Zoolander quando dice:”disqualified!” insomma basta fargli fare una cosa con quella voce quella faccia per fare un momento di cinema.

Però David Bowie non è un'icona da T-shirt, nonostante sia morto, E non è mai stato una figura facilmente interpretabile da sintetizzare come un logo da mettere su una T-shirt come una simbologia ad esempio quella di Jim Morrison oppure quella di Bob Marley che sono icone più popolari da T-shirt.  perché lui invece non lo è.? Probabilmente perché lui è un'icona controversa, sfaccettata.

non aveva solo una faccia una voce aveva anche una testa , una grande cultura, delle opinioni mai banali che suscitarono polemiche e dibattiti e demagogiche ed è spesso stato artefice di grandi o piccole rivoluzioni  nei più impensabili campi della società e dell’arte. La poliedricità

e quindi abbiamo visto il terzo elemento perché questa testa fatto fare determinate cose ti chiameremo le imprese ho le gesta alcune delle quali hanno anche rappresentato qualcosa di controverso che ha suscitato dibattiti e polemiche.

 ora elencherò alcune imprese sia di carattere simbolico che pratico, sia artistico che sociale, sia estetico che comportamentale.

il primo uomo del mondo occidentale moderno a dichiarare pubblicamente di essere gay, 1972. l’inventore dell’outing. e la cosa abbastanza importante non è se lui lo fosse o meno, anche perché in fondo nella vita privata è sempre stato accompagnato da donne, la cosa importante è stata l’operazione di liberazione la spinta ad aprirsi che ad esempio raccolsero altri artisti che grazie alla libertà che lui ha rappresentato hanno potuto liberarsi: Elton John infatti ha dichiarato….

negli anni 70 è stato artefice di alcune grandi rivoluzioni artistiche. Ha portato il rock ad un livello che superava il limite fino allora raggiunto e cioè lo ha intellettualizzato portando il concerto al livello del teatro e il testo al livello della letteratura. Come? con l’alter ego. ecco cosa significa creare un ’altro’ livello , vuol dire essere meta- ossia essere in grado di consapevolezza e costruzione,  e questa spinta a chiedere sempre pi ù all’espressione artistica del rock ha portato con alcune mosse a spaccare il muro che c’era stato fino ad allora tra arte alta e arte bassa. Come ha fatto a buttare giù il muri? a step. comincia con il fatto del teatro e del personaggio ma ancora musicalmente non è veramente moderno lo è solo a parole, musicalmente è semplicemente il migliore a fare il glam rock che era la moda di allora, ma poi ad un certo punto ha l’intuizione , dopo una tournée in cui porta in scena questo personaggio: Ziggy stardust, capisce che lo deve uccidere. già cerano delle avvisaglie di decadentismo nei testi di quell’album: il titolo presagiva una parabola discendente. the rise and fall of Ziggy stardust e the Spiders from Mars. attenzione alle parole Spider, Mars. Negli annoi ottanta costruirà un ragno gigante che sarà il palco della più spettacolare turnee mai portata in giro, un kolossal, una cosa a cui nessuno era pronto da tanti elementi erano in scena, a Milano è venuto a san siro il ragno gigante e quasi tutti quelli che sono usciti da quel concerto hanno detto : non ci ho capito nulla, io ho detto wow.

dicevamo allora che simula la morte, come? durante un concerto

Devi Bowie è molto più di un semplice cantante È molto più di un semplice attore È un uomo di spettacolo a tutto tondo ma non solo di spettacolo infatti la sua complessità e poliedricità lo collocherebbero in una zona che si dovrebbe teoricamente definire di nicchia o di avanguardia le sue musiche in effetti non sono certo così popolare come quelle di Michael Jackson e il suoi film non sono certo Rambo o terminator E le sue canzoni non sono cantate allo stadio da folle inneggianti eppure è il più grande intrattenitore del 20º secolo questo è abbastanza misterioso

Un uomo che si staglia nettamente all'orizzonte rispetto agli altri ed evidenzia la sua distanza il modo ultra consapevole il contrario di un artista naif ho un artista che dice io sono me stesso David Bowie non può essere se stesso perché non a se stesso perché talmente potente che lui poteva essere tutto bastava volerlo voleva fare il cantante melodico ha fatto il cantante nero voleva fare il rock

Rock voleva la tecno ha fatto la tecno guardate questo spettro di generi questi sono di generi che lui ha toccato E fondamentalmente sono cinque E nella decade degli anni 70 ha esposto in Modo chiaro e inequivocabile Quattro generi fondamentali che ha cominciato a mescolare creando delle forme di musica sempre nuove articolate fino ad arrivare a una totale sovrapposizione negli ultimi album.

Non ha mai avuto una curva discendente non è uno di quegli artisti di cui si può dire ora ”non mi piace più, ora è diventato commerciale” alcuni hanno provato ad azzardarsi a dire che erano diventato commerciale ma è gente che non ha saputo capire che invece la sua arte andava complicandosi E sui dischi sono stati talmente carichi di azzardo E pazzia che non è possibile considerarli mai qualcosa di commerciale.

Ha influito su David Bowie se la porterà dentro

La pazzia è una elemento importante in ogni artista fortemente creativo e estremista come tipo ma c'è qualcosa in più perché la pazzia di cui parla spesso lui è una sofferenza che ha vissuto suo fratello soffriva di crisi depressive lui di conseguenza soffrire per suo fratello e si porterà dentro in tutta la vita questo segno

 in un album degli anni 90 esattamente 93 cravatta nera rumore bianco c'è una canzone che si chiama salta ti dicono E si riferisce proprio alla morte di suo fratello cosa dice questo testo quando arrivano settimana con una reazione intera negli occhi lo dicono non ha cervello Loro dicono la sentimenti lo dicono guardalo[Dicono sia di saltare in questo disco poi suona anche un musicista che ha chiamato suo perché si chiama come lui Lester tutto questo è ambientato nel grattacielo lo dicono salta lo dicono che adorava due dei loro dicono tanto lui non ha paura loro dicono tanto lui non aglio tanto lui non ci sente tanto lui non ci vede tanto lui non parla loro dicono se questo è qualche cosa loro sanno che primo poi ce la farà io sapete cosa vi dico che si deve parare il culo cari miei caro mio non dare retta agli altri perché qui ti dicono tutti di saltare sono loro che ti spingono a farlo

in realtà bisognerà pur credere a qualcuno

bisognerà pur credere 

When comes the shaking man A nation in his eyes

Striped with blood and emblazed tattoo Streaking cathedral spire

They say he has no brain they say he has no mood They say he was born again They say look at him climb They say 'Jump'

They say he has two gods They say he has no fear They say he has no eyes They say he has no mouth

They say hey that's really something

They feel he should get some time

I say he should watch his ass

My friend don't listen to the crowd

They say 'Jump'

Got to believe somebody

Got to believe

LA musica

Quando eseguo una canzone non penso mai di poterla migliorare. Ci sono canzoni che puoi rifare perché sono belle, ma ci sono anche canzoni che non devi mai rifare proprio perché sono belle. E ci sono canzoni che è sconsigliabile di maneggiare, cambiare. Per esempio Heroes non la faceva mai bene, estremizzando un pò il ragionamento,  neanche Bowie, il legittimo genitore, perché quella è fatta quasi solo di arrangiamento, di intensità espressiva, e non di reali componenti strutturali, ha una qualità tutta sonora che è anzitutto da attribuire al metodo con cui fu realizzata, estemporaneità derivata dai lunghi anelli in feedback di chitarra (i Frippertronics, come li definiva lo stesso Fripp) e poi una pesante manipolazione dei suoni per mano di Brian Eno, filtri, effetti in generale usati senza parsimonia, calcando la mano . Quindi è iper-stratificata e di conseguenza profondissima, molto più profonda della norma, è quasi infinita, lunga, ha una linea dell’orizzonte che non si coglie ad orecchio e parliamo adesso di suono, non di quali note sta facendo ma del timbro che le note hanno, è orizzontale e a perdita d'occhio (orecchio), come il mare aperto.  è semplice musicalmente, il pezzo non ha particolari pregi nella costruzione armonica, non modulazioni , non sorprese, non si sposta granché, insiste su accordi 'basic' e di certo non equiparabili ad altre canzoni degli stessi autori, e mi riferisco a tutti e tre BOWIE, ENO, FRIPP) che usualmente invece lavorano molto più in modo complesso  nell’apparato armonico, spaziano e spesso inventano successioni che, quantomeno nel pop-rock- sono audaci e innovative non  sono ancora sentite, ma non in Heroes, dunque il suo fulcro non è l’armonia. E’ decisamente l’arrangiamento, che crea un magma devastante e organico, sempre in cangiante instabile equilibrio dove dentro è la totale metamorfosi e fuori resta tutto identico, anzi marmoreo. una nube dentro un tunnel di cemento. nuvolona elettrica che avanza compatta ma non solida, gas, al limite. Io questo risultato lo chiamo ‘tubo’ e anche se per ottenerlo si possono adottare tecniche infinite e diversissime io rintraccio questo effetto in innumerevoli altre canzoni, una delle quali è With or without you (e guarda caso c’è pure qui Eno) un’altra è Exposure di Peter Gabriel e guarda caso qui invece c’è Fripp. direi che Heroes è la summa dei tubi anzi il summit del tubo perché la firmano tutti e tre i luminari del campo. musicisti che di tunnel ne sanno, e anche di luce, prima e fuori dal tunnel. ma quando sono dentro ci vanno giù pesanti. e ti arriva o la materia addosso, ora ferraglia, ora lana di vetro, ora roccia scogliera, montagna, ora vapore nebbia e umidità, e direi anche cataclisma in generale, che sia uragano, tromba d’aria valanga di neve o terra che si spacca, c’è il senso di catastrofe nel suono, per cui la nota intesa come altezza della nota, tono, ti interessa fino a un certo punto. Non è finito qui però il discorso sul focus del pezzo, c’è un buon 50% di merito in un altro elemento , la voce. e anche qui c’è lo stesso tipo di attitudine: non sono le note della melodia, perché la melodia intesa come tematica non è assegnata alla voce ma al riff di chitarra in feedback, e non è il timbro o tantomeno l’attenzione alla precisione del canto, anzi!, non sia mai, che obbrobrio sarebbe quel pezzo cantato da un qualsiasi ‘cantante’, cantato bene, cantato con la giusta tecnica, oddio che errore

 E allora cosa c’è di importante in quella vocalità? Non il cosa ma il come, per dirla in altre parole non il tono ma la maniera, ovvero non la melodia ma la dinamica, non il timbro ma il suono, e tutto l’apparato dell’effetto della voce, ottenuto cervelloticamente da una specie di esperimento acustico dove si sono adoperati tre microfoni diversi in tre posizioni diverse e sempre maggiori, semplicemente . di Puoi cantarla come una canzone, ma per me “Heroes” è l'arrangiamento. Bellissimo per via della combinazione tra suono e voce.

 

L’ESPRESSIONISMO nel ROCK

Espressionismo nel rock’n’roll. Cosa significa? L'espressionismo è quella cosa che distrugge la canzone. O, se preferite, che la fa a fettine, la dissolve, la distorce, la rende sbagliata. Espressionismo, secondo me, è quando uno “fa la faccia”. La canzone è una faccia: per gli espressionisti un occhio è qui l'altro lì, e nessuno vicino al naso. Quindi il risultato è bizzarro. E’ vicino, ma è anche lontano. Cambia la prospettiva, la distanza rispetto l'oggetto. In generale ogni canzone si può deformare, può diventare qualcosa di diverso rispetto a quello che è: più lunga o più corta. Tutti i modelli di hardcore sono brevissime canzoni, e già rientrano nell'ipotesi di espressionismo.

Quando dico espressionismo mi vengono in mente David Bowie e Iggy Pop che nel 1977 hanno pensato che la cosa interessante del rock’n’roll stesse succedendo a Berlino. In Germania all’epoca c'erano anche i Kraftwerk, c'era il kraut-rock dei vari Can, Neu!, Faust. Bowie, curioso, si stabilisce a Berlino, dove frequenta tutti questi musicisti. Con lui c'era anche Brian Eno. Incontrarono i Kraftwerk perché erano veramente interessanti, facevano musica classica con strumenti elettronici e non avevano nessun tipo di velleità espressionistica perché era tutto così perfettamente concorde, così consolante, formalmente perfetto: le musiche dei Kraftwerk sono delle bellissime opere di musica tonale fatte con una sonorità elettronica.

Ma l'espressionista non cerca questo: cerca la dissonanza. Frank Zappa interessava di più a Bowie. Con Iggy Pop e Eno andò a vedere un suo concerto una volta che suonava a Berlino e cosa successe? Gli rubò il chitarrista Adrian Belew, che poi diventerà il chitarrista dei King Crimson e dei Talking Heads, gruppi espressionisti. Zappa si arrabbio parecchio ma il quadro è un po' questo qua. Successe tutto a Berlino, dove Bowie frequentava un pub  che si chiamava Anderes Ufer, “l’altra sponda”, proprio sotto casa sua. Dove frequentava Fassbinder e passava le giornate al Brucke Museum, che custodisce le opere dei pittori espressionisti.

Di questa storia fa un po’ parte anche Lou Reed, che nel 1973 aveva destato curiosità e acceso una certa luce su Berlino con un disco che si chiamava appunto “Berlin”. Di questa storia fanno parte i Can che sono totalmente espressionisti, anzi sono uno momenti del rock più estremo: la loro è musica elettronica ma suona come hard rock, fatto con cablaggi strani, suoni assurdi. C’è un’espressionismo anche nella generazione del suono, nel tirare fuori il suono della scossa elettrica, un suono molto acido, di difficile ascolto, quasi cacofonico. Kurt Cobain adorava i Can. Oggi i successi pop commerciali più di successo sono fatti quasi tutti con le macchine elettroniche, basti pensare soltanto alla dance. E quella di tipo più ignorante si vanta di non aver mai usato uno strumento musicale vero. Era proprio quello che interessava a uno come Brian Eno.

Come mai?

Perché Giorgio Moroder, che inventò la disco-music a Monaco, era tanto bravo ma troppo edulcorato. I Kraftwerk erano fantastici, ma troppo perfezionisti: sono stati i primi a realizzare un’idea matematica della musica pop usando la serialità come aveva già fatto Philip Glass. Raccontano invece che Brian Eno arrivava in studio e diceva: “Ecco, io adesso scrivo gli accordi sulla lavagna, su un foglio di carta grande.

Adesso guardateli a testa in giù!”. Cioè, nel senso: “Suonare dritto non è quello che dovete fare”. Oppure diceva: “Il bassista suonerà la batteria, perché non è capace di suonarla... Dai! Scambiatevi gli strumenti”. Diceva: “Facciamo un pezzo, poi lo suoniamo al contrario, lo rimettiamo dritto e lo risuoniamo, come se fosse la prima sequenza armonica ma al contrario. Tu ci canterai sopra e poi lo rigiriamo ancora”. Cose di questo tipo: inversioni triple! Ci sono album, come Lodger di Bowie, che sono dischi molto avanti in questo senso: è come se fosse esplosa una band di rock'n'roll, un pezzo qui e uno lì. C'è il cuore che batte da solo e poi la milza a trenta metri. Tutto è dissociato, scisso.

Tornando ai Kraftwerk, abbiamo detto che loro usano la serialità per la prima volta nel pop, e facendo questo dilatano i tempi delle canzoni fino a renderle quasi senza una forma, ma secondo me non sono importanti per questo. Loro sono importanti per la bellezza e la perfezione formale, per l’estetica del suono. Hanno fatto come Prassitele nell'Antica Grecia, volevano raggiungere l'ideale di bellezza della forma. Lo scultore più bravo è capace di rappresentare l'uomo in maniera perfetta. I Kraftwerk hanno rappresentato la musica, hanno proprio simulato la musica classica, perfettamente tonale.

Prendi un pezzo come Space Lab. C’è solo un’idea, ripetuta sempre con sonorità diverse, Non c'è mai una criticità armonica. La bravura sta nel mettere insieme i suoni, nel creare un crescendo. Ovviamente sono fantastici, e poi suonano ancora oggi, c'è una modernità pazzesca nel loro uso delle macchine. Però non è un fatto di forma: questo è il grado zero della forma perché sono le macchine che suonano: i robot, il sequencer. I pezzi dei Kraftwerk si scrivono direttamente dentro le macchine partendo da una cellula melodica e ritmica. Basta, non c'è nient'altro. Metti tutto in loop e fai sviluppare chimicamente finché non raggiungi dei forti e dei piani, e vai avanti con la cellula ritmica. È un dialogo continuo tra cellula ritmica e melodica. Oltretutto la cellula melodica è talmente minimalista che non esaurisce nemmeno tutte le possibilità combinatorie. Ma Philip Glass già faceva cose del genere, non c’è novità in questo senso.

I Kraftwerk utilizzavano in modo perfetto delle macchine prodotte da altri, cioè non si costruivano gli strumenti, mentre per esempio i White Noise, un gruppo americano del '68, o Raymond Scott, un musicista jazz che aveva il trip di fare musica che ipnotizzasse i bambini - aveva fatto un'opera meravigliosa, Soothing Sounds for Babies, cinque o sei volumi, dove lui fa musica funzionale nel 1955, e i Kraftwerk sono già tutti lì dentro - lui si costruiva gli strumenti, perché non esistevano ancora. Ma bisognerebbe anche ricordare che ne so Luigi Russolo. Certamente i Kraftwerk sono l’atto di nascita della techno. Per me sono importanti perché hanno ispirato i Depeche Mode che sono molto importanti, molto di più di quanto si pensi.

Invece il robot che importava a Brian Eno era di un altro tipo. Era un robot che dava del filo da torcere all'uomo. Non era un robot grado zero, era molto più intelligente dell'uomo. È proprio un’altra idea: quella dell'intelligenza artificiale. Brian Eno suonava coi Roxy Music, uno stranissimo gruppo rock non inquadrato. Avete presente il film Almost Famous? C'è il personaggio del giornalista famoso che alla fine del film si esprime dicendo: pensate, oggi come oggi la musica che va di moda sono i Roxy Music. Per lui i Roxy Music erano il declino del rock'n'roll. Aveva ragione: loro il rock l’avevano proprio distrutto. E chi li aveva scoperti i Roxy Music? I King Crimson, cioè Peter Sinfield che è stato il primo produttore dei Roxy Music. Anche Robert Fripp ha un ruolo fondamentale in questo. Fripp, tra l'altro, è secondo me il chitarrista rock più bravo di tutti i tempi - fortunatamente è ancora vivo. Ha compiuto delle operazioni molto importanti: ha innestato la musica classica nel rock, ma la musica classica di Bach, non quella melensa e parruccata che si trova dentro tutto il progressive. La musica classica di Robert Fripp era Bach, la serialità, la Fuga, il concetto della matematica, il rigore metronomico. Poi Fripp ha creato l'Hard Rock, fondamentalmente. Nel '69 scrisse 20th Century Schizoid men contemporaneamente a “Abbey Road”. Da un lato c'erano i Beatles, molto bravi, o i Rolling Stones che però arrivavano fino a un certo punto. Poi arriva Fripp e dà uno slancio ulteriore. Dice: si può anche fare così. In termini di distorsione, di tecnica e di cattiveria. Ecco Fripp era il più cattivo, e quella canzone è una delle più cattive che ci siano. Secondo me è alla base dell'hard rock, del progressive, e poi dell'elettronica. Anche quando ha ripreso in mano i King Crimson di nuovo negli anni 80, nell'epoca post-punk, Fripp ne ha fatto un gruppo perfettamente new wave, importantissimo, e poi è diventato quel chitarrista che solo i più bravi di tutti si potevano permettere di chiamare. Ha dato il suono a tre dischi di Peter Gabriel e due di Bowie: uno di questi è Heroes e l'altro è Scary Monsters. Praticamente i due dischi più belli di Bowie sono così anche grazie al suono della chitarra di Fripp. Lui per esempio scordava alcune corde prima di suonare, e non voleva mai ascoltare la canzone prima di eseguirla, quindi sono tutte esecuzioni “buona la prima”, estemporaneità totale e dissonanza assoluta. Si è vantato sempre di non aver mai suonato una scala pentatonica in vita sua. Diceva: questa è la scala che devo fare? Bene, io faccio tutte le altre note. Insomma, la metafora è un questa: i Kraftwerk sono Mondrian; Brian Eno, David Bowie , Fripp e gli altri sono Egon Schiele. Nel senso che per questi ultimi la canzone rimane un corpo umano, anche se completamente disarticolato. In Mondrian invece il corpo umano non c'è più, c’è soltanto ma una serie di linee perfette. Quindi se vogliamo parlare della rappresentazione del corpo, partiamo da Leonardo Da Vinci e arriviamo a Bacon, a Schiele. Non arriviamo a Mondrian o a Kandinsky, perché loro fanno astrazione figurativa. Se parliamo di canzoni i Kraftwerk non sono più canzone: non c'è più umanità dentro la loro musica. O meglio, di umanità ne restano davvero poche tracce.

Prendiamo Sons of the silent age. “Figli dell'epoca del film muto”.

SONS OF THE SILENT AGE

 

Sons of the silent age Stand on platforms blank looks and note books

Sons of the silent age Pick up in bars and cry only once

Sons of the silent age Make love only once but dream and dream

They dont walk, they just glide in and out of life

They never die, they just go to sleep one day 

Baby, Ill never let you go All I see is all I know

Let’s find another way down

(sons of sound and sons of sound)

Baby, baby, Ill never let you down I cant stand another sound

Let’s take another way in

(sons of sound and sons of sound)

 

 Ho sempre pensato che il figlio è lui perché suo padre o sua mamma erano i “Silent Agers”. Gli accordi sono belli. Il testo è stupendo, perché questi figli dell'epoca del muto ascoltano pezzi di “Sam Therapy and King Dice”... e chi saranno mai? Fanno l'amore una volta e sognano, sognano... Ma non camminano. Entrano ed escono dalla vita.

E’ una canzone che non arriva mai alla fine. Continua a salire. Scende e poi risale. È molto emozionante. Armonicamente ha una chiarezza di base che è la distinzione totale tra la strofa e il ritornello, su cui non si può fare confusione: A-B- A-B. Poi c'è una C che sarebbe una specie di slogan: è quando Bowie canta proprio “Sons of the Silent Age” e questa è una cosa tipicamente sua, c’è in quasi tutte le sue canzoni. Un atomo, normalmente eseguito dai coristi, al quale lui risponde. Per esempio “Let's Dance!”, Oppure: “Fame!”, “Rebel, Rebel!”, “Hey man!”. Qui non c'è la risposta, ma c’è la frase “sons of the silent age”, cantato in coro. E’ uno stile: ci si sbatte dentro il titolo e quello diventa lo slogan.

La strofa è molto elementare: solo due accordi. E’ discorsiva. Non c’è una melodia che viene prima del testo, c’è un recitativo perché Bowie ha molto testo. Poi abbiamo la caduta in un ritornello discendente, che è una cosa classicissima: si chiama “cadenza perfetta”: quarto-quinto-primo. C'è anche in Bach. Posso suonare Bach e cantare la canzone di Bowie. E proprio nel momento in cui Bowie canta il titolo della canzone si capisce che c’è una canzone. Molto bello il modo in cui questa trovata così semplice ti dà una sensazione di uscita dal problema. Nelle altre strofe, praticamente, la struttura si ripete identica. Con qualche altra trovata, come quando Bowie canta: “Io non ti farò mai andare giù (down)”, e gli accordi scendono. Scendono anche sul verso “Let's find another way down”. Giù. Questa è anche fase di racconto della canzone. Subito dopo c'è un'apertura, non dico da musical, ma un po' da teatro. Si sente Berlino, si sente il glam, si sente l'operetta, quel tipo di cose che poi caratterizzerà anche i Queen. Ecco: Bowie usa dei moduli e dei cromatismi diciamo “da musical”, e li usa a Berlino, quindi Kurt Weil. Ma va ricordato che Kurt Weil è quello che durante il nazismo scappò in America e si mise a scrivere musical. Bowie invece scappa dall'America per andare a Berlino. Usciva proprio dal suo periodo americano. Scappa a gambe levate, perché per lui quello rappresentava il periodo vudù e droga. Va a Berlino anche per ripulirsi. Scappa dal demonio che aveva trovato negli Stati Uniti a Los Angeles. La suggestione non è del tutto peregrina, perché Bowie in quel periodo canta Alabama Song di Kurt Weil.

In definitiva Sons of the silent age è una canzone messinscena, raccontata. Quando arriva il ritornello suonato sulla cadenza perfetta, cioè una delle cellule fondamentali della musica occidentale, Bowie ci racconta che quella è proprio una canzone. È uno svelamento: mi metto in scena come cantante – anche perché se non sei un cantante quella parte proprio non riesci a farla. Prima è moderno, è un musicista d’avanguardia. Dopo c’è il pop. E tutto questo è teatro.

Cancroregina" è un romanzo di Tommaso Landolfi, scrittore e poeta italiano del Novecento che non è molto noto al grande pubblico e che meriterebbe una maggiore attenzione

 "Cancroregina" è la storia di uno scrittore che non ha successo, pieno di debiti e assillato da problemi che si lascia convincere da uno scienziato scappato da un ospedale psichiatrico ad accompagnarlo sulla luna, a bordo di una navicella spaziale che lui stesso (lo scienziato) ha costruito e che ha chiamato Cancroregina. 

Il viaggio prosegue senza alcun problema, fino a quando lo scienziato incomincia a manifestare dei segni di disagio e di nervosismo che arrivano ad una vera e propria ostilità nei confronti dello scrittore, accusato di ostacolare il normale volo a causa del peso, in seguito a ciò manifesta il folle proposito di farlo uscire dall'astronave 

Lo scrittore fa la sua contromossa, espelle lo scienziato che si aggrappa alla navicella...il racconto ad un certo punto cambia tono uscendo dalla trama del viaggio; lo scrittore incomincia a riflettere sulla vita in genere, il tono delle riflessioni si fa amaro e surreale. 

l'astronave e il viaggio sono metafora di un viaggio mentale che uscendo dalla realtà consenta di vedere il mondo con altri occhi, che cercano  una libertà che non si riesce mai a trovare, neanche nelle divagazioni mentali. 

La ricerca ai quesiti assillanti della vita non ha alcuna risposta fino al punto che le elucubrazioni fantastiche ridimensionano quest'ansia investigatrice che non ha alcun approdo se non nella desolante solitudine che diventa cosmica come lo scenario cirocstante. 

Ed è proprio il rientrare nella realtà che ridimensiona ogni velleità di comprensione del mondo circostante, il fantastico si scioglie nel reale conferendo al dialogo il colore grigio di una quotidianità anonima e solitaria. 

Il protagonista si dmostra impietoso verso se stesso e verso la vita in genere non riuscendo a sfuggire al desiderio di lasciarsi andare, abbandonandosi all'immensità temporale e spaziale che non lascia speranza. 

Il confine tra follia e consapevolezza appare nel racconto labile fino al punto di assumere i contorni dell'incomprensione terminologica ingenerando nel lettore stesso una confusione che è la stessa del protagonista afflitto da un'inquietudine esistenziale che non riesce a placarsi in alcun modo se non riemmergendosi nella realtà che appare folle con tutte le sue contraddizioni. 

È un tema complesso quello affrontato da Landolfi nell'apparente leggerezza del racconto, il tema della follia che non ha, spesso, confini definiti e che si manifesta improvvisa, senza preavviso dinanzi ad un mondo di sani per convenzione. 

Landolfi non scade mai nella polemica, il tono per quanto eccentrico invita alla lettura di un romanzo che in talune parti assume dei contorni farseschi che sembrano irridere il lettore e la realtà stessa. 

La follia e la solitudine sono, quindi, una condizione esistenziale permanente e l'ultimo dialogo tra la moglie del protagonista, rinchiuso nel frattempo nel manicomio, e il medico diventano emblematici in quanto il manicomio non è più l'edificio in cui sono rinchiusi i pazzi ma tutta la vita, pervasa dalla follia, è un manicomio. 

Un bellissimo libro di un autore che ha scritto molte altre opere di grande spessore letterario.

 

Bowan

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