All'attenzione del Ministro per i beni e le attività culturali della Repubblica Italiana


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Un’augurale pertinenza

San Miniato, Domenica 21 Luglio 2019

All'attenzione del professor Dario Franceschini, attuale Ministro per i beni e le attività culturali della Repubblica Italiana.

Illustre Ministro, mi chiamo Marco Castoldi, sono nato nel 1972 a Milano, in qualità di cittadino e musicista Italiano, conosciuto dai più con un nome d'arte, Morgan, Le scrivo da un luogo bello della Toscana da dove sento cantare il gufo, instancabile, da almeno 48 ore. Bel suono, ma un po' monotono, ammettiamolo, per quanto l'espressione degli animali possa essere piacevole è molto diversa da quella degli uomini, animali anch'essi, ma dotati di organi sonori-vocali e di mani, non di ali, per battere sul petto o sulla terra, e di questo fanno qualcosa di attraente per tutti gli altri esseri, anch'essi equipaggiati ma non così capaci di produrre quei fenomeni che con grande ammirazione si giudicano belli.

 

Sono detti esseri umani e sono i soli ad avere la grandezza di sapersi riconoscere e di vibrare, connettere con gli altri, lanciando e ricevendo messaggi di bellezza, vampate di calore che se son chiamate amore aumentano spessore e la profondità di quei reticolati cui siamo collegati, da semplici animali le cose che pensiamo diventano reali, delle meraviglie di tridimensionalità, l'insieme di persone diventa società, diventano famiglie, diventa civiltà. Cos'è quella bellezza, chissà che nome ha?
È quello che ci piace è quel che ci rimane, son le tracce della specie, cose che qualcuno ha fatto con le mani, con gli occhi, con la voce, che sono tutte pratiche degli esseri umani. Ma se le fanno tutti, perché ci piacciono tanto? Che hanno di importante? Son cose fuoriuscite da qualcuno ch'era al mondo e l'han fatte ch'eran vivi e non ancora morti, con i battiti del cuore ed ecco allora gli altri , (sia questo sottinteso, altrettanto vivi al mondo) le hanno poi chiamate Arte.

Le opere dell'arte non son sempre esistite, nonostante certe ci paian sempiterne, ed è per altro vero, ma nel tempo ad esse avanti, non andando indietro, perché come le altre sono state generate, partorite da persona, cosicché noi quindi adesso potessimo ammirarle.
Scrivo a Lei per la duplice natura della competenza prevista dal Ministero e che è espressa nel nome: attività e beni (della cultura). Probabilmente ci sono casi in cui questi due concetti procedono come rette parallele, senza toccarsi, ad esempio se per noi un bene è una cosa materiale e statica, e l'attività è invece un movimento, un'azione dell'essere umano; oppure se intendiamo il bene come un lascito della storia e l'attività come una presenza viva nel presente. Entrambe queste contrapposizioni sono vere e suggeriscono come la cultura sia un prodotto dell'attività dell'uomo, e quando la rintracciamo nella storia è sotto forma di opera, e l'opera è una rappresentazione, non è una forma di vita, è la vita che prende una forma, quella dell'arte. La cultura è la cultura dell'arte, null'altro, e pure la storia per eccellenza è la storia dell'arte, perché attraverso l'arte passa la traccia dell'uomo. Ma se cultura è prodotto di opera (conoscenza) più messa in pratica dell'insegnamento artistico (attività), quale o quando sarà che i beni e le attività si incontrano, nello spazio-tempo, (cioè quando le rette si toccheranno)?
È semplice: quando sono in vita, fintanto che lo sono, e su di essi si può intervenire, anzitutto nella fase della creazione, quando li si realizza, ovvero in quel passaggio metamorfico in cui si traducono le idee dalla mente alla realtà, in quel momento il bene e l'attività sono la stessa cosa, perciò quando l'artista è al lavoro. Poi, quando li si diffonde, (non quando se ne fruisce, perché l'azione che l'opera compie sull'uomo è statica, è l'uomo che stabilisce l'uso che vuole farne, ma l'opera in sé è immobile, e destinata all'eternità e da lì incomincia la necessità di conservazione, visto che il padre che l'ha creata è morto). La fase della conservazione ha inizio postuma, ma la tutela invece può essere nel presente, perché è la protezione dall'oblio, è una difesa a priori. E ovviamente tutelare un'opera che sta nascendo è tutelare l'artista. Quando succede che le opere d'arte siano rischiosamente esposte alla rovina? Quando non c'è chi le sorveglia o le custodisce nel modo adeguato di fronte all'intemperie o a chi non ne riconosce il valore, quindi le svaluta, le ignora o le vandalizza. Ma non è forse ancora più tremendo se le opere d'arte sono esposte alla impossibilità di esistere? Ed è unicamente quando l'artista non le porta alla luce. Ciò può avvenire per moltissime ragioni involontarie che si possono combattere in moltissimi modi, con fatica e dispersione di energie preziose alla creazione, ma è naturale combattere con vigore gli ostacoli all'artisticità siano essi personali, famigliari, sociali, o per sopravvenute cause di forza maggiore, ma quando invece le cause della negazione d'arte sono volontarie provocate dall'esterno e non hanno nulla a che fare con la capacità dell'artista ma abbattono la sua operatività? Non è forse molto grave? E non è aberrante l'idea che lo Stato possa attaccare colpire duramente l'artista? Si potrebbe parlare di anti-tutela, anti-salvaguardia, quando un'azione impedisce che l'opera esista, non solo come cosa che non possiamo apprezzare, ma come assenza, privazione di ciò che si può trasformare in beneficio collettivo. il rapporto dell'opera d'arte con il mondo è una relazione uno > a tanti. l'opera d'arte genera una struttura piramidale ribaltata dove lei da sola è il beneficio dei tanti, Forse le opere, cioè i beni, sono a rischio anche quando sfuggono dalle mani del creatore e divengono oggetto di un fraintendimento che li svuota di senso e di bellezza, quindi di valore. Quante opere sono state seppellite e poi riscoperte dalla critica che ne ha re-illuminato la bellezza? Quante invece sono state date al mondo perché il mondo intorno ad esse le ha colte, le ha capite, e ha perciò contribuito a consegnarle tramandarle fino a noi che oggi le conosciamo?

Obiettivi tecnici:

1- Salvare la casa, cioè il luogo dove l'artista lavora, per la salvezza della sua produttività artistica. È l'artista che va sostenuto e protetto, perché egli è più dell'opera, ogni artista è tutte le potenziali opere che in condizioni di vita e di lavoro adeguate potrà realizzare. Garantire ad un artista strumenti e spazio di lavoro è certezza che egli traduca materialmente in corpo ciò che ha immaginato, perché ogni opera d'arte non è altro che la versione reale, concretizzata, di un'idea originale di chi ha straordinaria capacità visionaria che trasportata nella dimensione fisica, essa viene al mondo cosicché tutti la possano vedere. Ogni opera d'arte è l'ingegno del singolo materializzato in forma d'oggetto ad uso dei molti.

2-Creare un registro che ufficializzi lo status di artista con criteri oggettivi per poter abilitare molte e determinanti procedure corporative e professionali, 'sindacali' o confederative a vantaggio della categoria e piano piano, a passi graduali si formerà una intorno al settore artistico con il conseguente beneficio che un ordinamento procurerebbe al funzionamento del Paese, anche in virtù delle potenzialità di questo Paese che difetta di competitività.

3-Vincolare il contenuto e monitorarlo in tempo reale, per garantire un sistema di archiviazione automatizzato che consenta al Dicastero di essere in possesso di informazioni su quantità, quotazione, nome e collocazione delle opere. L'utilità di questo è sia per l'artista che lo Stato, soprattutto per quel che riguarda i progetti e le opere digitali che con l'era del 'multitasking' possono facilmente andare fuori controllo per eccesso di possibilità combinatorie nel processo creativo.

Parallelamente agli obiettivi tecnici è necessario riformulare criteri di valutazione delle opere d'arte, non delle singole opere, ma del ruolo che le opere hanno per tutti, nel senso che il progresso può e deve essere un'azione dello spirito democratico, ma buona parte della popolazione italiana oggi sembra involuta nel discernimento, inconsapevole del valore, insensibile, cosa che si evince dall'inadeguatezza del dibattito su i cosiddetti "social network", dove risalta diseducazione al riconoscere, la difficoltà, che paradossalmente tempo fa era minore, ad avvicinarsi a questi temi perché la legislazione sul tema dell'arte e della sua tutela dovrebbero essere comprese e condivise consapevolmente. Proprio in virtù dell'immenso patrimonio artistico che l'Italia possiede bisogna domandare competenza e buon senso alle istituzioni preposte a tale missione. Riconoscere il valore dell'opera d'arte è una necessità sociale, umana, e civile quindi una responsabilità politica.

Ora sto chiedendo un intervento concreto e rapido da parte del Suo Ministero, per poter salvare un luogo che altrimenti verrà smantellato, il cui contenuto andrà disgregato e magari anche macerato. Quel che sto affermando in questo mio lavoro documentario è che perdendo la casa si perdono 3 entità:

- il futuro museo,
- l'artista attuale e funzionale nelle sue modalità non ricreabili altrove (con conseguente rottura della catena produttiva connessa)
- l'opera (presente e futura)

Solo un'iniziativa da parte Sua potrebbe bloccare l'esecuzione e restituirmi ciò che mi permette di funzionare, di lavorare di produrre, e mantenere nell'equilibrio estetico e poetico ciò che è stato il mio lavoro di ingegno e artigianato domestico, costruito con le mie mani di musicista- falegname. Le chiedo di trovare il modo di restituire la casa e il laboratorio (quindi la vita e l'opera) ad un artista vivo , non di dichiarare patrimonio artistico il luogo di chi è morto. E' dalla prospettiva delle 'attività' culturali che un artista è un patrimonio da vivo, quando è nel pieno delle sue forze creative, desideroso di produrre. Se per delle circostanze di cui non ha nemmeno diretta responsabilità egli si è trovato piegato da un punto di vista economico, questo non può essere il motivo di rincarare la dose e renderlo inattivo artisticamente, è in questo che chiedo il supporto di un Ministero responsabile delle attività culturali. Io non so per quale meccanismo è stato possibile giungere a ciò ma so che non è una soluzione a nulla, è soltanto una devastante distruttiva applicazione di norme che non hanno nulla a che vedere con il senso di ciò che rappresenta l'arte per un Paese civile e progredito.
In questa relazione le 'racconterò' cosa c'è in quella casa moralmente ed artisticamente, perché possa conoscere sia l'essere umano che opera, e l'artista che vive. È come tornarci con Lei e accompagnarla in un viaggio nella memoria di quell'uomo e attraverso le immagini potrà rendersi conto dell'errore che sarebbe cancellare quel luogo, anche solo alterare, ma è indecente rimuovere tutta quella esperienza artistica, tutta quella dedizione e quella concentrazione di creatività e di razionalità del sentimento, svuotandolo, quando invece dovrebbe essere intatto e curato, a disposizione di tutti, scolaresche, studenti, bambini che suonano gli strumenti e fanno i percorsi sonori tra un teatro di marionette e un travestimento da pirata del futuro, giovani informatizzati che esplorano e si addentrano in un mondo di cablaggi e tecnologia della musica innovativa e sperimentale per la quale ho ricevuto numerosi attestati di merito dal mondo della ricerca in ambito, appassionati di musica dischi e libri potrebbero viverlo come una biblioteca cucita addosso a loro, designer di moda potrebbero toccare o indossare dei capolavori di arte applicata delle più grandi firme al mondo, fans potrebbero semplicemente guardare fotografie, amanti della cronaca di costume e del gossip potrebbero farsi una scorpacciata di lettere d'amore e di diari segreti trovando pane per i loro denti, poeti potrebbero dissentire ma essere incuriositi delle pareti di parole, musicisti potrebbero passare intere giornate e non riuscire ad imbracciare tutti gli strumenti che ci sono, e infine i più connessi alle energie sottili potrebbero verificare se davvero ci sono fantasmi e spiriti, come alcuni, me compreso sostengono. 5 Perché radere al suolo un luogo così intriso di arte e così curato? Io desidero che tutti sappiano e tutti vedano perché sono convinto che l'arte scuota gli esseri umani in risonanza simpatetica. Ho scritto questa ricostruzione rivivendo e rivedendo la mia vita ed è stato molto doloroso perché lei sappia cosa si sta compiendo ma soprattutto perché lei sappia cosa c'è in quel luogo, in cui, invece di disintegrare bisognerebbe valorizzare, esaminare con degli esperti contenuto e il luogo, e chiedere un inventario dettagliato una stima e una accurata archiviazione ricollocando tutti i documenti in modo da poterli consultare, e questo riguarda 'aspetto culturale dell'artista, poi c'è la parte pratica e da vivere che è musicalmente attiva e chiunque potrebbe dentro lì imparare come si fa la musica e che cosa è un luogo in cui vive la musica. Ma tutto questo sarà possibile e tramandabile nella storia e a disposizione di tutti solo se Lei interverrà con le ragioni dell'Arte, le uniche che possono vincere su tutte le altre.

Marco Castoldi.
(Morgan, in arte)

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