Saluto a Philippe Daverio

Saluto l’essere umano dipartito domando al nuovo entrato all’altro mondo: è quindi confermato quel che abbiamo sempre sospettato? Cioè che in fondo l’oltre luogo non è poi cattivo mondo? E che antica divisione tripartita in zone da poeta sia invenzione bella e buona ma qualcosa che a esistenza si avvicina c’è di fatto ma non può essere descritto? E l’uomo in fin del viaggio è ancora intatto dentro il sé o per comparti vien distribuito al pre-caotico infinito? Io posso immaginare che se non mi rispondi non è perché non senti ma perché spirito si manifesta in venti, temporali o arcobaleni, o forse perché io non so raccogliere i segnali che ho davanti e per questo faccio le domande più lontane ed irrisolte interrogando il professore che sapiente come fosse il risultato materiale della somma delle cose che ha studiato e accumulato nella mente sia egli stesso diventato qualche cosa somigliante a una scrittura che come conclusione ha avuto traduzione, che è quando il corpo vien portato all’altra parte dalla sorte che trasforma e qualche cosa perde qualche cosa acquista, la traccia originale resta e si amplia l’orizzonte, la coscienza e conoscenza della gente, si accende costruzione che compone quello che rimane e che chiamiamo storia, racconto della civiltà in evoluzione, memoria universale, arte.

Morgan e Philippe Daverio

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